lunedì 2 marzo 2020

nubi e vulnerabilità

"Se stai leggendo questo libro probabilmente vuoi capire cos'è la cecità. Vuoi sapere cosa significa diventare ciechi, vivere da ciechi. Un paio d'anni dopo aver perso la vista, ho cominciato a interessarmi alla cecità e ho letto più di venti autobiografie di persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza. Le ho trovate storie strabilianti: piene di humor, coraggio e ingegno. [...] Ma in nessuna ho trovato quello che cercavo: un racconto della cecità come io la conoscevo. Forse mi sono fermato troppo presto, non ho letto abbastanza. Quel che posso dire è che i libri che ho letto non descrivevano gli aspetti della cecità che per me erano i più significativi. Molti di essi avevano una forma letteraria: con un inizio, uno svolgimento e una fine. Erano come romanzi, con uno stile coinvolgente, un'acme o una risoluzione. Questo libro è diverso."
John M. Hull, Il dono oscuro. 


Per anni ho scritto regolarmente su un blog senza farmi troppi problemi. Ci mettevo la faccia e non mi spaventava il giudizio degli altri. Forse il vero problema dello scrivere è il sentirsi vulnerabili, come se mostrare i propri pensieri e sentimenti fosse una debolezza. 
se ripenso ai quei piccoli blog — come li chiamava una mia cara amica — mi rendo conto che erano fatti di sciocchezze. Desideravo scrivere proprio per la sensazione di benessere che ne derivava, ma mentirei poi se non dicessi del sottile piacere del sapersi letti dagli altri, anche perché si scrive sempre per un interlocutore, soprattutto quando non ci sentiamo compresi da chi abbiamo intorno.
In quegli anni non mi sentivo felice (anche se forse lo ero e non lo sapevo?) e la scrittura mi sembrava l'unico vero paradiso di salvezza. Potevo dare libero sfogo alla mia mente e sinceramente ero abbastanza soddisfatta del risultato (forse perché ero molto giovane e senza esperienza e non avevo un senso critico sviluppato? chissà). Poi un giorno è venuto fuori il pudore, o semplicemente sono cresciuta e ho accantonato la meraviglia, tanto da non riuscire più a scrivere nulla, nemmeno su carta. Ci stavo male, certo, ma dicevo a me stessa che il periodo della scrittura era finito insieme ai momenti tristi e che scrivere non mi serviva più.
Mentivo.
Quando i momenti difficili sono arrivati davvero non ho avuto più il coraggio di aprire il mio cuore alla scrittura, faceva troppo male e io ero davvero arrugginita. Non avevo maschere, nessun filtro, nessuna trincea da cui combattere. In definitiva non ero pronta. Così sono passati gli anni e solo ora mi sento di aver attraversato le nubi e di aver ritrovato il coraggio.

Se tu stai leggendo questo blog oggi non spaventarti. Sono solo dei pensieri in libertà, degli esperimenti. Se continuerai a leggerlo mi farà molto piacere, in fondo le castagne sono anche molto vanitose su certe cose, ma davvero non aspettarti nulla da questi scritti perché è solo il resoconto della mia vita da castagna :)

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