In questi giorni convulsi a causa del Coronavirus, l'oms ha coniato un neologismo:
mercoledì 11 marzo 2020
Coronavirus e linguaggio
In questi giorni convulsi a causa del Coronavirus, l'oms ha coniato un neologismo:
lunedì 2 marzo 2020
nubi e vulnerabilità
"Se stai leggendo questo libro probabilmente vuoi capire cos'è la cecità. Vuoi sapere cosa significa diventare ciechi, vivere da ciechi. Un paio d'anni dopo aver perso la vista, ho cominciato a interessarmi alla cecità e ho letto più di venti autobiografie di persone che hanno vissuto la mia stessa esperienza. Le ho trovate storie strabilianti: piene di humor, coraggio e ingegno. [...] Ma in nessuna ho trovato quello che cercavo: un racconto della cecità come io la conoscevo. Forse mi sono fermato troppo presto, non ho letto abbastanza. Quel che posso dire è che i libri che ho letto non descrivevano gli aspetti della cecità che per me erano i più significativi. Molti di essi avevano una forma letteraria: con un inizio, uno svolgimento e una fine. Erano come romanzi, con uno stile coinvolgente, un'acme o una risoluzione. Questo libro è diverso."
giovedì 8 settembre 2011
L'utopia Letteraria ovvero nessun tempo
Questa, secondo Borges, la mirabile utopia che ci propone la letteratura. Non è escluso che si possa trovare in questo mito più verità che nella verità della nostra scienza
Quelle che ci sembrano le leggi più universali della sua esistenza e del suo commercio - come ordine cronologico di successione e il legame ombelicale tra l'autore e la sua opera - non sono che maniere relative, tra parecchie altre, di indagarne il significato. La genesi di un'opera, nel tempo della storia e nella vita di un autore, è il momento più contigente e più insignificante della sua durata.
Il tempo delle opere, non è il tempo definito della scrittura, bensì il tempo indefinito della lettura e della memoria. Il senso dei libri non sta dietro di loro ma davanti, è in noi: un libro non è un senso già compiuto, una rivelazione che dobbiamo subire, ma una riserva di forme che attendono il loro senso, è l'imminenza di una rivelazione che non si produce e che ognuno deve produrre per sé."
G. Genette, Figure I.
Sono tornata.
A.
domenica 26 settembre 2010
My Way
La strada che non presi
Due strade divergevano in un bosco giallo
e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe
ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo
a guardarne una fino a che potei
Poi presi l'altra, perché era altrettanto bella,
e aveva forse l’ aspetto migliore,
perché era erbosa e meno consumata;
Sebbene il passaggio le avesse rese
quasi simili
ed entrambe quella mattina erano lì uguali
con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno!
Pur sapendo come una strada porti ad un'altra,
dubitavo se mai sarei tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro
da qualche parte tra anni e anni:
due strade divergevano in un bosco, e io -
io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza.
Robert Frost
Scelte.
Che ci portano lontano, a strade differenti, a modi differenti.
Mi sono licenziata.
Ho lasciato la strada calpestata per una nuova, sconosciuta. Un sogno, insomma.
E spero di trovarla questa strada, fra tante, fra le porte rosse che vedo nei miei incubi.
Quindi si riparte da zero, o meglio, si riparte dall'Artefiera e da Manguel, uomo squisito che con poche parole mi ha indicato una strada.
E' questo che nella vita fa la differenza. Un incontro, un gesto, un libro.
E dai libri si riparte.
giovedì 8 aprile 2010
Ragnaia - rinascita
"Chissà perchè scelgo un momento come questo per ricordarmi di quella volta che mia zia mi prese da parte e mi disse: quello che sto per dirti adesso te lo ricorderai ogni giorno finchè campi? Ma l'unica cosa che mi ricordo è questa."
R. carver
Non ho mai capito come funziona la memoria. Una leggenda metropolitana dice che se non appena svegli ci tocchiamo la testa, il sogno sparirà dalla nostra mente. Sarà inutile dopo quel gesto insensato provare a pensare a quale mondo abbiamo esplorato durante il sonno. Questo sarà svanito per sempre, cancellato.
Alcune cose invece, inspiegabilmente non si dimenticano.
Circa un anno fa, nella libreria dove lavoro, è venuto un signore buffo.
Questa è una storia vera, non un sogno.
Il signore mi disse che voleva fare un regalo alla moglie. Lui, basso e con una pancetta curata avrà avuto sui 60 anni. Lui e la moglie, erano andati in pensione e se la spassavano, viaggiavano appena potevano. Così lei aveva visto un giardino zen bellissimo, il più bello mai visto e le era presa la scimmia di replicarlo.
Così ho scoperto l'esistenza del Bosco della Ragnaia.
E' come se quel signore buffo mi avessa dato una mappa.
Grazie a lui avrei trovato il giardino più bello del mondo!
In realtà ho trovato l'aleph e mi sono persa.
Non starò certo a dire che come ogni luogo fantastico che si rispetti, questo ha il suo labirinto (mentale o reale) dove l'eroe se fa un passo falso è perduto per sempre. Da qualche parte poi, ci sarà un minotauro, uno vero, basta solo seguire le frecce.
Ma forse mi sono sbagliata, il mio è solo un sogno. Questo luogo non esiste e se ora mi strofino la testa svanirà per sempre. Dimenticato.
- Nessuno lo può indovinare
- Ma come, sogna di te. E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti tu?
- Dove sono ora, naturalmente.
- Niente affatto; non saresti in nessun luogo. Perchè tu sei soltanto una cosa dentro il suo sogno.
- Se il re dovesse svegliarsi, tu ti spegneresti... puf... proprio come una candela.
"Il sogno del re" Lewis Carroll
ps. lo stolto che crede nei sogni vada qui.
Coronavirus e linguaggio
«Signore e signori, vogliate scusarci per l'interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno...
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